sabato 17 febbraio 2007

Vicenza.


Dedicato a chi ha provato a intorbidare le acque
la limpidezza di uomini e donne.

Tanti.

I veri terroristi

Ricevo da un mio caro (il più caro) cattivo maestro.
E volentieri pubblico.

Proprio perché concordo, mi permetterei di aggiungere, brevemente: non si ha
più neanche il sospetto che il terrorismo vero non ha a che fare con lo
spirito critico, il dissenso e la capacità di esprimerlo, il rifiuto
dell'acquiescenza: tutti elementi che in questi ultimi anni, con periodiche
accelerazioni, sono stati tollerati poco e a volte aggrediti con estrema
violenza. Tra le doti del buon terrorista, come hanno insegnato i
ciclostilati interni delle Brigate rosse, c'è l'obbedienza, l'adeguarsi,
l'accettazione di una vita militarizzata e scandita da orologi e calendari
altrui, la repressione di ogni dissenso nei confronti dell'"organizzazione".
Tutti elementi che i brigatisti hanno avuto in comune con chi li condanna.
Per questo, però, è necessario approfondire una teoria (e un metodo) del
conflitto e della sua gestione nonviolenta.
Nelle pratiche quotidiane. Tutte.

giovedì 15 febbraio 2007

Non mi dirai che sei d'accordo

In questi giorni militare in Rifondazione Comunista significa che chiunque può rivolgerti gli interrogativi più offensivi senza vergognarsene.
Vengono arrestate 15 persone – che per quanto mi riguarda restano tutte innocenti fino al terzo grado di giudizio – e anche tu divieni in qualche modo sospetto e sospettabile, se non altro di tacita collusione.
“Non mi dirai che sei d’accordo?”, è domanda ricorrente, quasi che tentare di interrogarsi sul perché di un fenomeno sia una pratica terroristica quanto lo sparare a dei professori in bicicletta.
Se provi a ragionare in termini di “permeabilità delle istituzioni” al conflitto, e alla necessità – per la stessa tenuta democratica – di rappresentare gli interessi “di tutti” (compresi quelli dei lavoratori), vi è chi sbrigativamente conclude con un “Ma allora vuoi pure giustificarli?”.
Non se ne esce, se non confidando nella medicina della partecipazione (che è alla luce del sole) come più efficace antidoto al terrorismo (che prospera nella clandestinità).
Ma anche questo è un discorso troppo complicato e difficilmente comprensibile per chi vuole solo una condanna e si accontenta di buttare via le chiavi della cella dopo averci rinchiuso i soliti mostri.

martedì 13 febbraio 2007

L'impegno è una gran rottura di coglioni

Noto, con una certa preoccupazione ed altrettanta insofferenza, come un atteggiamento di progressivo disimpegno stia contagiando alcuni stimabili compagni.
Nessuno costringe alcuno alla militanza, ma se l'obiettivo è quello di "cambiare il mondo", ebbene c'è da rompersi i coglioni, e anche parecchio, nell'immediato quotidiano, altrimenti il mondo da sè non cambia (se non in peggio).
Non vi è niente di male, figurarsi, nel riflusso nel privato (in televisione vi sono ottimi serial, come Dr House, e poi c'è la champions league, ed il nostro contesto abbonda di localini alla moda dove bere una birra in compagnia), l'importante è essere conseguenti, ed evitare invece di rompere i coglioni al sottoscritto con battute fuori luogo e stucchevoli moralismi.
Mi hanno stancato veramente sia le prime che i secondi.